Terremoto dopo anni di giunte a guida Ds. Mura: «Rinnovare la lista ci è costato caro»
Supera il 60% l’alleanza tra Pdl, Udc e sardisti guidata da un avvocato di Sardegna e Libertà
MACOMER. Sono le sei e mezza di sera e Riccardo Uda, 41 anni, avvocato di Macomer, fa il suo ingresso trionfale da primo cittadino nella sede della lista “Macomer Cambia”, di cui era candidato sindaco. Lo spoglio è a poco più della metà, ma lui è già sindaco: oltre il 60 per cento dei voti, una maggioranza schiacciante, senza discussione, sul primo cittadino uscente, il medico Marco Mura (Pd, provenienza Ds). In realtà, più che un ingresso, è un affacciarsi alla sede dove dalle tre, ora della chiusura delle urne, si sono radunati i sostenitori del - ora si può dire - vincitore.
Entrare, non si può: ingresso sbarrato da amici, parenti, passanti, giornalisti, altri candidati. È l’ora del trionfo, non si fa neanche più finta di aspettare i risultati definitivi perché quella che si profila è una vittoria netta che cresce man mano che arrivano i risultati delle undici sezioni: nelle prime tre, centro storico, si sfiora il 70 per cento, e alla 4, Santa Maria, sancta sanctorum rossa della Macomer che fu rossa, si vola al 60 per cento.
Allora: Macomer Cambia, la lista che ha messo insieme Sardegna e Libertà, Psd’Az, Sdi, Udc, Forza Italia, An, Fortza Paris, e più precisamente ben tre dei candidati a sindaco sconfitti alle precedenti elezioni, ossia Riccardo Uda, Alfio Coco e Antonio Succu, ha stravinto. Uda, consigliere provinciale eletto con Progetto Sardegna, poi passato a Sardegna e Libertà, è felice e non lo nasconde. «Sono il vostro sindaco», risponde a tutti quelli che lo placcano nel percorso che da piazza della Vittoria arriva fino alla sede di Uda. Giù, nel Corso, ma praticamente sullo slargo della piazza, c’è la sede di “Insieme per Macomer”, la lista di centrosinistra; dal pomeriggio i fedelissimi di Marco Mura hanno fiutato l’aria. E davanti alla piazza si incontrano, Uda e Mura, l’ex sindaco diessino battuto e il nuovo inquilino del palazzo municipale. Stretta di mano: onore ai vinti, congratulazioni ai vincitori. Per ora è fair play, da domani si vedrà.
«Il mio primo pensiero è per i disoccupati, gli inoccupati, i cassintegrati, i licenziati che non sono stati reintegrati», spiega, e nel frattempo abbraccia signore, amici, passanti, nella piazza dove un tempo c’era il mercato. «Questa amministrazione metterà un impegno particolare nell’ambito del sociale, perchè questa città è ai limiti della sopportazione». La città della Legler, con il futuro denso di nubi e punti interrogativi: «Ci hanno votato anche per questo, per una speranza concreta. E perchè c’era proprio la voglia di cambiamento politico. La gente ha capito che il nostro impegno in consiglio comunale era lontano dalla passività: solo non ci mettevano in condizioni di operare». E tornando all’argomento caro, che ha segnato tutta la campagna elettorale, «quello che vogliamo fare è una rete sociale, per tutti i cittadini. Investiremo su asili nido, scuole a tempo pieno, in tutto ciò che crea occupazione e benessere. Lavoro, il vero moltiplicatore della qualità della vita». Quale sarà la primissima cosa che Riccardo Uda farà da sindaco? «Innanzitutto capire quali sono i debiti del Comune di Macomer. Poi partire con il programma». Che prevede, lo ricorda lui stesso, «la totale collaborazione con chi ci sta attorno. Marghine e Planargia devono tornare un unico territorio, io dico da Bosa a Bolotana, ma non come le Comunità montane che servivano solo a chi occupava i posti, ma bisogna tornare a ragionare insieme per far sopravvivere questa terra che ha tanti problemi e tante potenzialità». E i giovani, perchè dovrebbero restare a Macomer, o tornare, come auspicato da Uda? «Intanto sono tornati e ci hanno votato; perchè dovrebbero restare? Perché questa sarà la loro cittadina, renderemo fruibili tutte le strutture che si sono abbandonate a vantaggio della costruzione di quelle che invece non servivano». Alle 8 e dieci di sera, finalmente Uda entra in sede: applausi, i complimenti delle moglie e della figlioletta, poi qualcuno stappa qualche bottiglia. Festa, ci sono anche Paolo Maninchedda, consigliere regionale e padre putativo - assieme a Gianni Mura, ingegnere ed ex protagonista del Pci provinciale - di questa lista. Ma ci sono i tantissimi e anonimi che hanno lavorato duramente per la vittoria di Uda, quelli che al progetto hanno creduto e l’hanno sostenuto.
Cento metri sotto i fedelissimi di Marco Mura sono tutti lì. I risultati confermano il trend delle prime ore. Lui, l’ex sindaco, ha aspettato il responso delle urne in ambulatorio. Lavorando. Ora che il risultato è arrivato, resta pacato. «Ritengo che non abbiamo sbagliato nulla, abbiamo sempre lavorato con coerenza. Questa sconfitta è data da un insieme di varie cause. Intanto il malessere dovuto alla Legler, e addossato a un sindaco e ad un’amministrazione che non ha potere, non in questo campo. Poi i messaggi che per anni sono stati fatti passare ci hanno danneggiato». Il riferimento è alla presunta “parentopoli” di cui si sarebbe resa protagonista la giunta uscente, con specifico riferimento al sindaco e al cognato, il consigliere regionale Ds Peppino Pirisi. «Seppure la magistratura ha fatto chiarezza, stabilendo che parentopoli non c’è mai stata, le incrostazioni sono rimaste. Ancora, l’altro candidato si è sempre sottratto al faccia a faccia pubblico, dove noi avremmo potuto spiegare tante cose. Abbiamo anche pagato il rinnovamento, che abbiamo sostenuto: dalla nostra lista sono rimasti fuori i big». Uno per tutti, l’ex sindaco e ex assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Ledda: alle scorse amministrative fu il più votato, 345 voti. «Comunque, lasciamo opere di spessore, infrastrutture di cui siamo orgogliosi. Da domani saremo all’opposizione. Con responsabilità».
Domani, è un altro giorno. Stasera Riccardo Uda e i suoi festeggiano. In piazza Peana, si ritrova la Macomer che ha deciso di dare fiducia al cambiamento.
|
|